In via Mazzocchi, nel cuore di Santa Maria Capua Vetere, sopravvive incastonata nel muro di un palazzo una stele funeraria di epoca romana, popolarmente conosciuta come “๐ผ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘‘โ€™๐‘Ž’ ๐‘โ„Ž๐‘–๐‘Ž๐‘ง๐‘ง๐‘Ž”. Un frammento scolpito nella pietra che racconta, silenziosamente ma con forza, la grandezza dellโ€™antica Capua.

Questa testimonianza, visibile a chiunque percorra l’arteria cittadina, affiora dalla quotidianitร  urbana come un ponte tra presente e passato. Le tre figure in rilievo, avvolte nelle loro vesti e scolpite con sorprendente naturalezza, sembrano osservare il tempo che scorre, ignare del traffico moderno e delle serrande abbassate. Un frammento che resiste, quasi a voler ricordare che qui, un tempo, si viveva il pieno splendore della ๐‚๐š๐ฉ๐ฎ๐š ๐ฏ๐ž๐ญ๐ฎ๐ฌ, quella che Cicerone definรฌ โ€œla seconda cittร  dellโ€™impero dopo Romaโ€.

La presenza di questo reperto in un contesto cosรฌ ordinario rende ancora piรน straordinario il suo valore: un segno di continuitร , un monito alla memoria, un invito a guardare con occhi nuovi le strade che ogni giorno calpestiamo.