In italiano chiamato calzolaio o ciabattino, lo Scarparo era un mestiere antichissimo, così radicato nelle piccole comunità da diventare un punto di riferimento essenziale.
Nelle nostre zone, in particolare nel Casertano, il termine ‘𝐨 𝐒𝐜𝐚𝐫𝐩𝐚𝐫𝐨 aveva una variante curiosa e caratteristica, diffusa soprattutto nel Napoletano e già in uso nell’Agro Aversano, un’area storicamente legata a Napoli:’𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐚𝐜𝐡𝐢𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐥𝐨.
Questa parola deriva dall’unione di suola (o sola, la parte inferiore della scarpa) e chianiella, un tipo di calzatura simile a una pantofola.
In tempi in cui possedere un paio di scarpe per la settimana e uno per la domenica era già un lusso, lo Scarparo, che si occupava di riparare le calzature, svolgeva un mestiere essenziale. Lavorava principalmente nella sua bottega, ma talvolta offriva anche un servizio a domicilio. Oltre alla maestria nel riparare le scarpe, doveva possedere una buona dose di ingegno: la sua clientela, spesso composta da persone con un solo paio di scarpe, cercava di prolungarne la durata il più possibile, richiedendo riparazioni continue e soluzioni creative.
Il mestiere dello Scarparo era così radicato nella comunità che ha ispirato diversi proverbi ancora oggi molto noti, come:
” ‘𝑂 𝑆𝑐𝑎𝑟𝑝𝑎𝑟𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑐𝑖𝑎 ‘𝑒 𝑠𝑐𝑎𝑟𝑝𝑒 e’ 𝑙𝑙’𝑎𝑡𝑒 𝑚𝑎 𝑛𝑢𝑛 ‘𝑒 𝑠𝑜𝑗𝑒
” (Il calzolaio sistema le scarpe degli altri ma non le sue);
” 𝑆𝑒 𝑛𝑢𝑛 𝑠𝑎𝑝𝑖𝑡𝑒 𝑓𝑎’ ‘𝑒 𝑆𝑐𝑎𝑟𝑝𝑎𝑟𝑖, 𝑛𝑢𝑛 𝑟𝑢𝑚𝑝𝑖𝑡𝑒 ‘𝑜 𝑐… 𝑧𝑧 ‘𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑒𝑛𝑧𝑒𝑙𝑙𝑒
(Se non sapete fare i calzolai, non rovinate il cuoio!).
Oggi, purtroppo, questo mestiere è praticamente scomparso, salvo rare eccezioni: piccoli avamposti di resistenza contro il consumismo sfrenato, dove la tradizione artigianale sopravvive ancora con orgoglio.