Questa suggestiva veduta ottocentesca, attribuita a 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐢𝐧𝐢 e indicata come “𝐴𝑛𝑓𝑖𝑡𝑒𝑎𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑝𝑢𝑎 𝑉𝑒𝑡𝑒𝑟𝑒” del 1839, ci restituisce il fascino romantico dei grandi resti dell’antica Capua.
Rossini, grande incisore e vedutista dell’Ottocento, seppe raccontare le rovine non solo come testimonianze archeologiche, ma come luoghi vivi, immersi nel paesaggio, abitati dalla memoria e dal silenzio del tempo.
In questa immagine c’è tutta la grandezza dell’antica Capua, città che per importanza, ricchezza e prestigio fu considerata una delle maggiori realtà del mondo romano. Non semplici pietre, ma frammenti di una civiltà che ancora oggi parla al nostro territorio.
Tra archi, colonne, ruderi e vegetazione, emerge il volto di una terra che ha custodito per secoli una storia immensa: quella di Capua antica, dell’Anfiteatro Campano, della Via Appia e di un passato che continua a essere identità.
Un patrimonio da conoscere, raccontare e proteggere.
Perché alle pendici del Tifata, ogni rovina è una pagina di storia