Nelle calde e assolate giornate estive di un tempo, nei terreni che allora coprivano interamente le odierne via Gianfrotta e via Funara a San Prisco, non era raro che i proprietari creassero piscine artigianali. Queste, scavate nel terreno, offrivano un po’ di svago e refrigerio ai figli, ai loro amici e, nelle pause lavorative, anche ai giovani dipendenti.
Nei terreni di mio nonno, Zì Silato ‘e Muscuito, ad esempio, c’erano due piscine: una incavata direttamente nel terreno e un’altra realizzata con mattoni, con una forma rettangolare che si affiancava a una piccola casupola utilizzata come capanno per gli attrezzi.
Si trattava, per lo più, di semplici buche scavate alla meglio, non troppo grandi e riempite d’acqua, che certamente non rispettavano le attuali norme di sicurezza e igiene.
Eppure, erano più che sufficienti per regalare svago e divertimento ai giovani di allora, che sapevano accontentarsi di poco per essere felici.
