Nel giorno della Madonna delle Grazie, voglio raccontare un aneddoto legato alla figura di mia nonna, Maria Grazia Di Monaco, Iannotta da parte di madre (della famiglia dei Pertuso). Era conosciuta come Graziella ‘e Sì Luca (dove “Sì” era una contrazione di “Signor” e non di “Zio”) da giovane, oppure come Zì Graziella ‘o Palazziello, perché abitava in un grande palazzo (in realtà un complesso di tre palazzi uniti) che si estendeva tra la parte finale di via Ruberto, via Colangelo e via Caccavale.

In quel complesso, oggi scomparso perché suddiviso da molti decenni tra diverse proprietà, vivevano numerose famiglie, circa una trentina, i cui uomini erano per lo più Maestri d’Ascia. Tra le tante persone che abitavano lì, si distinguevano in particolare due figure: Matronicina (e non Matronella) ‘a pullenara, che vendeva le uova ed era soprannominata così per il suo aspetto minuto, e Rafiluccia ‘a Casapullesa, chiamata così perché originaria di Casapulla.

Mia nonna era una cuoca eccezionale. Quando era di buon umore, tirava fuori ” ‘o matrono (leggi Madia)” e impastava il pane. Quando lo cuoceva nel forno, il suo profumo prorompente si diffondeva per tutto il fabbricato, rendendo impossibile resistere. A distanza di tanti anni, ricordo ancora la gara tra gli abitanti per accaparrarsi quel pane appena sfornato. C’era chi lo mangiava subito, ancora caldo, o chi lo accompagnava con un filo d’olio.

P.S Aggiungo per completezza, che nei cortili e nei grandi palazzi quando si accendeva un forno si tendeva a sfruttare il fuoco alimentato dal legname (non sempre disponibile) fino alla fine. Con più passate di pane e pizze varie, con alimenti portati dalle varie famiglie che secondo le proprie disponibilità davano un contributo. Alla fine era una specie di cooperativa spontanea che leniva, attraverso la convivialità e il piacere di stare insieme, le fatiche di un periodo dove le disponibilità economiche erano molto più limitate ma ci si accontentava e si godeva delle piccole cose