Oggi vi raccontiamo una storia di aggregazione e solidarietà avvenuta diversi anni fa alle pendici del Tifata, a San Prisco. L’intera comunità si mobilitò allora per aiutare una piccola frazione, isolata in una masseria conosciuta come la Masseria di Don Pasquale.

Un tempo residenza classificata come “Casina Reale” e poi come dimora di villeggiatura della nobile famiglia Schettino di Capua, la Masseria, abitata da molte famiglie nella seconda metà del Novecento, aveva difficoltà croniche a reperire acqua a sufficienza. La comunità, guidata dallo storico e indimenticabile sindaco Agostino Stellato, si attivò per risolvere il problema, fino all’inaugurazione di una fontana, ancora attiva, di fronte alla Masseria. Un evento celebrato con grande entusiasmo e ricordato per la frase impressa sulla fontana: “L’acqua, il pane ed il lavoro a nessun negare si deve mai“.

Con il progressivo abbandono delle attività agricole e lo sviluppo del centro di San Prisco, le famiglie lasciarono gradualmente la Masseria, che un tempo ospitava anche una scuola attiva negli anni ’40 e ’50 e una chiesa con opere d’arte di valore, in gran parte trafugate. Oggi, purtroppo, la Masseria è ridotta a un rudere, a causa dell’indifferenza delle istituzioni protrattasi negli anni ’80 e ’90, nonostante il suo illustre passato.

Note a margine:

La Masseria Schettino, nota anche come ‘A Masseria ‘e ‘On Pascale, era probabilmente una delle tante “Casine Reali” volute dai Borbone per la loro passione per la caccia. Nella chiesetta annessa si trovavano lo stemma della famiglia reale e un dipinto di pregio, purtroppo rubato. Nella prima metà del Novecento, la Masseria era un vero e proprio quartiere periferico di San Prisco, con diverse famiglie e una scuola. Fino alla fine del secolo scorso, era molto sentito il presepe allestito al suo interno per Natale.