𝐋𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐩𝐮𝐚 è una raffinata scultura marmorea di epoca romana, databile intorno al II secolo d.C., oggi custodita presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’opera è una copia di un originale bronzeo attribuito al IV secolo a.C., probabilmente realizzato da un maestro dell’arte greca classica.

La statua fu rinvenuta nel XVIII secolo tra le rovine dell’antica Santa Maria Capua Vetere, in occasione degli scavi che interessarono l’area dell’Anfiteatro Campano, uno dei più grandi dell’Impero Romano. L’elegante posa della dea, con il braccio destro sollevato e lo sguardo rivolto leggermente in basso, suggerisce che originariamente la figura reggesse uno scudo – forse appartenente a Marte, il dio della guerra – nel quale Venere si specchiava, un tema iconografico comune nella statuaria classica.

L’opera presenta una raffinata modellazione del corpo, con un equilibrio tra il dinamismo della posa e la morbidezza delle forme. Il panneggio, che scende drappeggiato sui fianchi lasciando scoperto il busto, aggiunge un senso di movimento e leggerezza alla composizione. I capelli, raccolti elegantemente in un’acconciatura classica, conferiscono ulteriore grazia al volto della dea.

Della Venere di Capua esistono diverse varianti, tra cui la celebre Venere di Milo, oggi conservata al Museo del Louvre di Parigi, che condivide con essa l’impostazione dinamica e il fascino senza tempo della bellezza classica.