Una leggenda racconta che questo frutto provenga dalla Turchia. Sarebbe stato introdotto in Italia dal romano Licinio Lucullo, conquistato dal suo sapore durante una campagna militare contro Mitridate nella cittร di Giresun (l’antica Gerasunte/Kerasus).
“Cerasa” รจ la variante campana del termine “ciliegia”, molto simile ad altre forme dialettali italiane: ceregia o cariasa in Sardegna, ceresa in Piemonte, siaresa in Veneto, cerase o cirรจsce in Abruzzo.
Nella simbologia cristiana, le ciliegie dal colore piรน acceso sono diventate emblema del sangue di Cristo versato per la redenzione dellโumanitร .
Dipinti raffiguranti ciliegie compaiono nelle sale dei banchetti delle domus nobiliari di Ercolano, Oplontis e Pompei, a testimonianza della loro importanza anche nella cultura romana.
La ciliegia รจ ricorrente nella tradizione popolare campana, presente in numerosi canti dal Cinquecento al Settecento. Emblematica รจ la strofa di Salvatore Di Giacomo:
“๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐ข๐๐๐ก’๐ฬ ‘๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐,
๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ข๐ ๐๐๐๐ขฬ๐ก๐ ๐๐๐ ‘๐๐ข ๐ฃ๐๐ ๐.”
Grande successo riscosse anche la canzone Cerasella del 1959, scritta da Sciorilli, Bonagura e Pirro, classificatasi quarta al VII Festival di Napoli.
Indimenticabili i versi di un’ altra celebre canzone della tradizione napoletana, ‘E spingule francesi:
“๐ธ ๐ก๐๐๐ ‘๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐’ โ๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ‘๐ ๐๐๐ ๐,
๐ ๐ก๐๐๐ ‘๐ ๐ฃ๐๐๐๐ ๐๐๐๐’ โ๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐.”
Oggi, come ieri, โa cerasa รจ molto piรน di un semplice frutto: รจ un simbolo della dolcezza e della vitalitร della Campania. Dalla costa alle colline, i ciliegi punteggiano i paesaggi della regione e annunciano, col loro rosso vivo, lโarrivo dellโestate, della festa e della memoria popolare. La Campania non la coltiva soltanto: la celebra, la canta e la ricorda, come parte viva della sua identitร .