Nascosta tra la vegetazione che costeggia la strada poco oltre il cimitero di Santa Maria Capua Vetere, visibile anche dal casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere, sul versante pedemontano del Monte Tifata, si erge silenziosa e abbandonata quella che un tempo era conosciuta come la ๐๐จ๐ฅ๐ฏ๐๐ซ๐ข๐๐ซ๐ ๐๐๐ ๐ฅ๐ข ๐๐ฉ๐ข๐ซ๐ข๐ญ๐ข.
Un nome evocativo, che secondo la tradizione popolare deriverebbe da una โ๐ถ๐ข๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ก๐, che costeggiava unโantica via rurale cosรฌ denominata forse per le sensazioni inquietanti che evocava al calar della sera o per antiche storie tramandate nei dintorni. A questa suggestione si aggiunse, nel tempo, la fama oscura del fabbricato stesso, che durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di eventi tragici.
Si tratta infatti di un ex deposito militare, che apparteneva al demanio ed ora proprietร privata, costruito fuori dal perimetro delle caserme principali, in linea con le strategie difensive dellโepoca. La struttura โ oggi in rovina โ fu attiva durante il secondo conflitto mondiale, e subรฌ attacchi aerei che ne segnarono per sempre la memoria.
Il 4 settembre 1943, verso le ore 18.00, aerei nemici effettuarono un mitragliamento sulla zona, provocando incendi nei depositi di paglia, il ferimento di due civili e un militare, e il lancio di numerose bombe, una delle quali cadde proprio allโinterno del recinto della Polveriera.
A seguito dell’attacco ๐๐จ ๐๐ฎ๐ ๐๐ข๐ง๐๐๐ง๐ณ๐จ ๐๐ข ๐๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐ข๐ง๐จ ๐ ๐๐๐ซ๐จ๐ญ๐ญ๐ ๐๐จ๐ฌ๐๐ซ๐ข๐, di anni 20, da Castel Termini (AG), soldato del 10ยฐ Genio, morรฌ per ferite da mitragliamento aereo
Ma giร un anno prima, il 6 settembre 1942, la struttura era stata colpita da un altro tragico evento che costรฒ la vita a:
๐๐๐ง๐๐จ๐ฅ๐๐จ ๐๐๐ฌ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐ ๐๐ข ๐๐๐ฌ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐ข๐ง๐จ, ๐๐๐ฉ๐จ๐ซ๐๐ฅ๐
๐๐๐จ๐ณ๐ณ๐ ๐๐๐ฅ๐ฏ๐๐ญ๐จ๐ซ๐ ๐๐ข ๐๐๐ฌ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐
Vicende come queste, mai del tutto chiarite e raramente raccontate, hanno alimentato nel dopoguerra leggende metropolitane. Nella zona, difatti, complice anche la vicinanza del cimitero di Santa Maria Capua Vetere, si sussurrava che lโedificio fosse infestato da presenze misteriose, e molti evitavano di avvicinarsi, soprattutto di sera. Una credenza popolare rafforzata dal nome stesso della via e da un senso di inquietudine palpabile che ancora oggi aleggia attorno a quelle rovine.
Oggi i ruderi della Polveriera degli Spiriti restano testimoni muti di un passato doloroso, sospesi tra memoria storica e immaginario collettivo. Un luogo che merita di essere riscoperto, non solo come traccia materiale della guerra, ma anche come frammento identitario del vasto territorio tifatino.
