Cโerano una volta i “quadri”, che in realtร erano dei tabelloni esposti a conclusione dell’anno di studio con gli esiti finali negli istituti scolastici, pronti a svelare il destino di ogni singolo studente. A dirla tutta, ognuno giร aveva unโidea abbastanza chiara su come fosse andata lโannata, ma quellโincognita finale, legata allโansia e alla speranza, rendeva quel momento carico di adrenalina.
I piรน agitati erano gli elementi piรน emotivi, che andavano facilmente nel panico. Altri, invece, erano preoccupati per le materie da portare a settembre, perchรฉ troppo spesso trovarsi con piรน di due insufficienze (a volte erano tre o addirittura quattro) significava anche essere bocciati, di contro portare tante materie a settembre significava invece pregiudicare un’estate spensierata.
Era un rituale molto diffuso, specialmente tra gli anni โ70, โ80 e โ90, quando ancora la privacy era un concetto lontano e un poโ astratto. I quadri venivano affissi nei punti piรน visibili delle scuole, e lโorario dellโesposizione diventava motivo di trepidazione per tutti.
Ognuno vi si riconosceva:
- ๐โ๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐ก๐ข๐๐๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐โ๐ ๐๐ข๐๐ก๐๐ฃ๐ ๐๐ ๐ฃ๐๐ก๐ ๐๐๐ก๐, ๐๐ ๐ก๐๐๐๐ฃ๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ โ๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐โ;
- ๐๐ข๐๐๐๐ ๐โ๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ฃ๐ ๐ก๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ข๐ ๐ ๐๐ ๐ ๐๐, ๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐ก๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐ ๐ข๐๐๐๐๐๐๐๐ง๐;
- ๐โ๐, ๐๐๐ฃ๐๐๐, ๐๐๐๐๐๐ฃ๐ ๐๐ โ๐๐๐๐๐ก๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐โ, ๐๐ข๐๐ข๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐ ๐๐๐๐ก๐๐๐ ๐ ๐ ๐๐ก๐ก๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐ข๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐;
- ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐โ๐๐๐ ๐โ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐ฃ๐ ๐๐ ๐ข๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐, ๐๐ข๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐โ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐ก๐๐ก๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐.
Soprattutto nelle scuole superiori era prassi rimandare a settembre chi non aveva raggiunto la sufficienza: una sorta di seconda possibilitร , a patto di sacrificare le vacanze sui libri. Il tutto, ovviamente, variava a seconda dellโistituto: il liceo classico viaggiava su binari piรน rigidi, dove anche i migliori venivano messi alla prova; lo scientifico era appena un gradino sotto; gli altri istituti, nellโimmaginario collettivo, erano considerati piรน โmorbidiโ.
Poi cโerano loro, gli studenti piรน pacati e โmotorizzatiโ, che dopo aver saputo il proprio verdetto, si facevano il giro degli altri istituti per vedere โche fine avessero fattoโ gli amici. Anche perchรฉ, a volte, si diceva una bugia pur di nascondere una bocciatura o un rimando a settembre.
Erano altri tempi. Il concetto di privacy era inesistente, e quei tabelloni โ con i nomi in chiaro, le insufficienze in rosso, e la parola RESPINTO sempre in rosso fuoco โ erano accessibili a chiunque.
E dopo il quadro, arrivava lโaltro momento carico di pathos: dover riferire a casa lโesito dellโanno scolastico. In assenza di cellulari, social o messaggini, si tornava a casa col cuore in gola. E se lโesito non era quello sperato, lโaria si faceva pesante. In certi casi, arrivava la frase fatidica, quella pronunciata in dialetto e colma di rassegnazione:
โ๐๐ชฬ๐จ๐ญ๐ช๐ข โ๐ข ๐ท๐ช๐ข ๐ฅ’๐ข ๐ง๐ข๐ต๐ช๐ค๐ขโ
cioรจ โรจ tempo di imparare un mestiere… lo studio non fa per teโ.
Ma che bei ricordi…
Era bello leggere i voti, bello anche soffrire un poโ per unโingiustizia o gioire per un traguardo inaspettato. Oggi queste emozioni i ragazzi, forse, non le vivono piรน: la privacy protegge, ma ha anche tolto qualcosa alla ritualitร di quei momenti. Allโepoca si rideva, si piangeva, si urlava per la felicitร . E chi, come me, cโera, non puรฒ che ricordare tutto con immenso affetto.