C’è una quercia a 𝐂𝐚𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨 (𝐒𝐀) che, nel tempo, è diventata il simbolo silenzioso di quel terribile terremoto del 1980. È stata sfregiata, ferita, quasi spezzata… ma è ancora in vita, più di quarant’anni dopo. Gli esperti del territorio raccontano che fu ridotta così da una frana sismoindotta che colpì alcune zone pochi giorni dopo il tragico 23 novembre.

La fotografia, scattata dal fotografo 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐒𝐜𝐞𝐥𝐳𝐚, è diventata un’immagine emblematica di resilienza: un albero segnato, mutilato, ma straordinariamente aggrappato alla vita.

È il modo in cui la natura, attraverso le sue ferite, sembra volerci parlare. Non solo ricorda la catastrofe, ma ci mostra che dalla distruzione può nascere resistenza, che dal dolore può germogliare una nuova forma di esistenza.

𝐿𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑡𝑎𝑙𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎, 𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑖𝑛𝑒𝑞𝑢𝑖𝑣𝑜𝑐𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖: 𝑐𝑖 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑒𝑟𝑒; 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑟𝑒. 𝐸̀ 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜, 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑜, 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒: 𝑐𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑎, 𝑒𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑎 𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜, 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎.

Anche quando la speranza sembra tramontare.