Figura tipica dell’immaginario popolare campano, è colui che manifesta una naturale e quasi istintiva predisposizione a perorare con convinzione e trasporto la parte del torto, difendendo con ardore posizioni palesemente deboli, impopolari o difficilmente sostenibili.
Non si tratta necessariamente di malafede, quanto piuttosto di un atteggiamento caratteriale: il gusto della discussione, il piacere della contraddizione, la volontà di dimostrare che anche l’indifendibile possa trovare voce e argomentazione. Con passione dialettica (che spesso suscita la facile ilarità dei presenti) e ostinata determinazione, egli si schiera immancabilmente dalla parte più complicata, trasformando ogni confronto in una sorta di arringa improvvisata.
Nei paesini della Campania e del Sud Italia, questa inclinazione viene riconosciuta e raccontata con ironia affettuosa attraverso lo sfottò popolare dell’“𝑎𝑣𝑣𝑜𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑎𝑢𝑠𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑒”: un titolo non ufficiale ma profondamente evocativo, attribuito a chi, per indole o per spirito polemico, finisce sempre per difendere ciò che tutti gli altri hanno già abbandonato.
Più che una critica, è spesso una bonaria presa in giro, quasi un riconoscimento comunitario rivolto a quel personaggio immancabile nelle piazze, nei bar o nelle discussioni di paese, capace di animare il confronto e rendere viva la conversazione anche quando la ragione sembra ormai avere già scelto da che parte stare.
𝐋’𝐀𝐕𝐕𝐎𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐂𝐀𝐔𝐒𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐄