
L’alto casertano è un territorio poco battuto dove l’uomo è ancora ospite e non padrone, a livello naturalistico e paesaggistico, a dispetto della cattiva fama conquistata dalla vicina “Terra dei Fuochi”, non ha nulla da invidiare alle zone più rinomate delle Nazione, inoltre, è fonte inesauribile di tesori nascosti dal tempo che in parte stanno riaffiorando. E’ il caso del sito ritrovato nel comune di Tora e Piccilli in località Foresta alle pendici del vulcano spento di Roccamonfina nell’omonimo parco regionale, denominato “Le Ciampate del Diavolo”, ovvero le “Impronte del Diavolo”; la zona da sempre ha destato l’attenzione, la curiosità e il timore dei residenti, alimentando, peraltro una leggenda legata all’inspiegabile presenza di impronte di una grandezza spropositata per il genere umano. La tradizione popolare del luogo ha dato questo nome a tali orme perché si pensava che solamente un demone poteva camminare sulla lava vulcanica senza bruciarsi, nello specifico, la leggenda narrava che il Diavolo in persona, cercando di abbeverarsi alla vicina fonte, lasciò le sue enormi orme sulla lava, elemento sufficiente per gli abitanti del posto a debita distanza da quel luogo ritenuto infestato dai diavoli, e quindi, maledetto. Ricerche d’archivio hanno avvalorato la tesi secondo la quale le orme erano conosciute almeno a partire dagli anni venti dell’Ottocento, allorquando delle piogge torrenziali hanno riportato alla luce le impronte. 
Al link sottostante è possibile visionare il servizio completo del 13.10.2010 che la trasmissione Voyager dedicò all’argomento
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1a1a65d3-e87e-4fee-9753-d91cdb8dfbc7.html
Le ”Ciampate del Diavolo” fra mito e archeologia