Circa una decina di giorni fa, una signora che legge spesso gli aneddoti paesani che scrivo di tanto in tanto mi ha contattato in privato. Mi ha raccontato una sua storia legata a un ricordo tragico, chiedendomi di condividerla rispettando l’anonimato della sua famiglia.
Siamo nella San Prisco di metà Novecento. Un uomo stimato e dedito al lavoro viene colpito da un malore improvviso e, nel giro di pochi giorni, si spegne. Lascia una moglie affranta e tre figli: un maschio, prossimo al matrimonio, e due ragazze. In tempi non sospetti, quest’uomo aveva redatto un testamento con una richiesta precisa per il giorno del suo funerale: desiderava un carro funebre trainato da quattro cavalli, affidandosi a una nota ditta di Marcianise. Per realizzare il suo desiderio, aveva messo da parte un gruzzolo che riteneva sufficiente.
Al momento di organizzare il funerale, i figli scoprono che la somma accantonata non basta più per coprire il costo di quel tipo di carro funebre. Decidono così di optare per un’alternativa più economica: un carro trainato da due cavalli. Questa scelta, però, suscita il grande disappunto della moglie.
Quella stessa notte, il figlio maggiore convoca la famiglia in preda all’agitazione e dice:
“Mi è venuto papà in sogno. Non parlava, ma aveva una faccia arrabbiata. Secondo me è perché non gli stiamo facendo il funerale che aveva sempre desiderato. Ho deciso: rimando il matrimonio e trovo i soldi per realizzarlo come voleva lui”.
Il ragazzo era talmente turbato che le sorelle gli suggerirono di non dire nulla alla madre, per non aggravarne il dolore. Il mattino seguente, si recò presso la ditta funebre e, con l’aiuto di un piccolo prestito da parte di alcuni parenti, riuscì a procurarsi i due cavalli mancanti. Così, il funerale si svolse esattamente come desiderava il padre.
“Voglio sottolineare che mio padre era un uomo eccezionale, un gran lavoratore. Non aveva grilli per la testa, non fumava, non frequentava cantine né sprecava tempo con il gioco d’azzardo. Era completamente dedito alla famiglia. Aveva soltanto questa fissazione per il funerale, probabilmente perché molti dei suoi parenti più stretti non avevano ricevuto una degna sepoltura, una cosa che lo aveva sempre turbato“.
