Ci sono parole che dovrebbero essere scolpite nella memoria collettiva di ogni abitante di Capua e della conurbazione tifatina.
“𝐒𝐚𝐨 𝐤𝐨 𝐤𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞…” non è soltanto l’inizio del celebre 𝐏𝐥𝐚𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐮𝐚𝐧𝐨 del 960 d.C., ma una vera pietra miliare della storia italiana: una delle prime testimonianze scritte del passaggio dal latino al volgare, il germoglio da cui, nei secoli, sarebbe nata la lingua italiana.
È emozionante pensare che una delle radici più antiche del nostro idioma sia nata proprio qui, tra Capua, il Cassinate e questa parte di Campania che per secoli è stata crocevia di cultura, diritto e civiltà.
Queste parole non appartengono soltanto ai libri di scuola: appartengono alla nostra identità.
Sono il segno concreto di quanto questo territorio abbia contribuito alla storia culturale dell’Italia intera.
E forse dovremmo sentirci tutti un po’ più orgogliosi sapendo che una parte della lingua che oggi parliamo ogni giorno ha iniziato a prendere forma proprio attraverso queste antiche parole.
Proprio per celebrare questa straordinaria eredità storica e linguistica, questo fine settimana, il 16 e 17 maggio, la città di Capua ospiterà le celebrazioni dedicate alla rievocazione storica del Placito Capuano, giunta alla sua undicesima edizione: un appuntamento che negli anni è diventato simbolo di memoria, identità e valorizzazione delle radici culturali del territorio.