cropped-monte-tifata2.jpgNel mondo si sta riscoprendo un’usanza tutta partenopea: quella del “caffè sospeso”, caduta nel dimenticatoio da qualche decennio e ripresa, con qualche variante, in nazioni come Argentina, Spagna, Olanda e Francia. “Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo…” , sono le parole dello scrittore Luciano De Crescenzo per descrivere questa usanza; quello di lasciare un caffè pagato al bar era un’ antica tradizione molto diffusa nel passato a Napoli, chi era felice a seguito di un evento, o era semplicemente di buon umore pagava due caffè ma ne consumava solo uno, lasciando così la possibilità di ristorarsi a chiunque fosse passato successivamente; così facendo, quando una persona bisognosa entrava nel bar poteva chiedere se c’èra un caffè sospeso, e, in caso affermativo, riceveva un caffè come se gli fosse stato offerto dal primo cliente. Anche a San Prisco, negli altri comuni tifatini, e in molti territori del casertano, nel passato ci sono stati gesti di straordinaria solidarietà molto significativi; in particolare, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, fino a tutta la metà degli anni sessanta, nelle cosiddette “case di corte” e “masserie”, molti poveri, disabili ma anche invalidi di guerra erano sfamati con un patto di pasta o minestra; a quest’atto di beneficenza, spesso, la persona che riceveva l’attenzione faceva seguire una formula di ringraziamento, molto gradita, poiché era una forma di preghiera rivolta ai “ cari estinti” dei benefattori: “ frisca l’anema re tutti i morti tuoi”. Tale usanza divenne una vera e propria consuetudine, spesso le famiglie “adottavano” sempre lo stesso bisognoso che cercava, dignitosamente, di presentarsi solo quando era necessario. Come il “caffè sospeso” anche questa bella consuetudine sparì progressivamente, i tempi cambiarono e la tipica solidarietà contadina lasciò il passo all’opulenta società industriale che ha portato via anche questa abitudine. Ancora oggi è possibile che qualche persona anziana per sottolineare un gesto di benevolenza o di cortesia estremamente gradito dica“ frisca l’anema re tutti i morti tuoi”, queste parole, purtroppo, sono l’unico lascito di una straordinaria pagina di slancio solidale nella storia recente della nostra piccola cittadina, sopravvissuta solo nei ricordi di chi quell’esperienza la visse in prima persona, e merita sicuramente di essere approfondita.
Vincenzo RUSSO

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