SAN PRISCO (CE) Era atteso da tempo ed è finalmente arrivato lo scorso venerdì 24 Novembre la notizia la notizia del riconoscimento dell’oliva Aitana, ridenominata “oliva aitana dei colli tifatini”, come presidio Slow Food. L’ambito traguardo sugella un lungo percorso che va dalla costituzione del “Comitato per la valorizzazione dell’oliva aitana”, promosso da realtà locali ed imprenditori, con l’apporto della sempre presente Associazione Storia Locale San Prisco, fino alla costituzione del locale Comitato per il riconoscimento Slow Food, presieduto dall’imprenditore Giuseppe Santoro, senza dimeticare la spinta dell’Amministrazione in carica con l’apporto decisivo del consigliere comunale Giovanni Reccia. In precedenza la stessa oliva era stata registrata come prodotto PAT (Prodotto Agricolo Territoriale) dalla Regione Campania nel 2019, un passaggio intermedio che ha dato slancio alla sua commercializzazione. Questo riconoscimento permette al prodotto tifatino tipico per eccellenza di entrare in un filone di eccellenza enogastronomico d’alta qualità, con una ricaduta importante su tutto il territorio, non solo dal punto di vista agricolo ma come viatico per l’economia locale, in ragione di una attratività territoriale che va ben oltre l’aspetto prettamente gastronomico.
Il riconoscimento di prodotto Slow Food è un qualcosa che rallegra la comunità locale; i commercianti; i produttori e in generale tutti quelli che si sono impegnati per questo prestigioso riconoscimento, compreso persone non più in vita come l’imprenditore Pasquale Zibella. Entrare in punta di piedi in un percorso di eccellenza costituisce un piccolo miracolo per l’aitana se si pensa che in origine, ovvero prima della costituzione del comitato per la sua valorizzazione, essa aveva una produzione quasi esclusivamente familiare e quasi sempre, al di fuori del suo territorio veniva confusa con la “caiazzana”. Oggi invece, oltre ad aver apprezzato di molto il suo valore,può rappresentare potenzialmente e senza esagerazioni, un tesoro agricolo di grande valore che, oltretutto, da tempo rappresenta un simbolo della tradizione olivicola tifatina che incarna la storia, la cultura e la passione di generazioni di contadini che hanno preservato quest’antica tradizione.
