Ogni strada, ogni venella, aveva i suoi irriducibili. Non importava quanto fossi bravo: le formazioni le decideva sempre chi portava il pallone. I piรน piccoli o i meno abili finivano in porta, con due sassi a segnare i pali e unโaltezza stabilita โa fantasiaโ.
Spesso la venella era condivisa con le bambine, impegnate a giocare a pallavolo o a palla avvelenata. La convivenza non era sempre pacifica: da entrambe le parti si mal digeriva la divisione dello spazio, e i dispettucci non mancavano mai.
Eppure bastava un semplice pallone per rendere un bambino lโessere piรน felice del mondo. La partitella, insieme alla venella, diventava una vera maestra di vita: insegnava a stare in un gruppo, a rispettare un ruolo, a gestire i primi contrasti e a capire che non tutti la pensavano come te (prima fra tutti la vecchietta che, nella migliore delle ipotesi, minacciava di confiscare il pallone).
Un tempo vedere ragazzi correre dietro a un pallone nelle strade era la normalitร . Oggi รจ diventato un ricordo raro, quasi sbiadito.